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  1. Introduzione
  2. Lemmatizzazione e criteri generali
  3. Struttura delle voci
  4. Sillabazione
  5. Qualifica grammaticale
  6. Marca d’uso
  7. Omografi
  8. Definizioni e accezioni
  9. Polirematiche

2. Lemmatizzazione e criteri generali

Il Nuovo De Mauro include circa 160.000 lemmi e sottolemmi ripartiti in due grandi categorie: entrate principali (130.000) e sottolemmi polirematici (30.000). Riportiamo qui di seguito le particolarità della lemmatizzazione e della trattazione delle entrate principali, procedendo per singole parti del discorso.

Articoli

Sono stati portati a lemma tutti gli articoli, determinativi e indeterminativi, nelle forme maschili e femminili singolari e plurali.

Sostantivi

I sostantivi sono stati portati a lemma nella forma abituale di citazione; questa coincide con:
  1. il singolare maschile per le forme nominali a distinzione di genere (avvocato, professore)
  2. il nominativo singolare maschile per sostantivi tratti da lingue a distinzione di caso (animus)
  3. il plurale, se il nome ha solo la forma plurale (annali, calende)
Se un sostantivo è sia maschile sia femminile per la stessa accezione o designa un animato che ha la stessa forma per il maschile e il femminile, nell’intestazione è riportata la qualifica grammaticale “s.m. e f.” o “s.f. e m.” a seconda dell’uso che prevale. Se un sostantivo può essere usato anche in funzione aggettivale in una o più accezioni, ciò viene indicato all’interno di queste con la formula “in funz. agg.”.

Aggettivi

La forma di citazione degli aggettivi è di norma il maschile singolare. La qualifica grammaticale in intestazione comprende tutte le eventuali ulteriori specificazioni della categoria aggettivale (es.: “agg.indef.”, “agg.poss.”, “agg.num.card.”).
Se il lemma ha contemporaneamente il duplice valore di aggettivo e sostantivo animato vi è un’unica definizione e un unico rinvio al quadro grammaticale (vedi oltre).
Nel caso in cui, invece, l’aggettivo possa essere riferito sia a persone sia a cose e abbia anche funzione di sostantivo inanimato, si è ritenuto necessario, in linea di massima, distinguere le accezioni e fare un doppio rinvio al quadro grammaticale.
Tutti gli aggettivi hanno il rinvio al quadro ad eccezione di quelli invariabili.
Gli aggettivi hanno nella sezione grammatica l’indicazione del superlativo, quando organico o irregolare, mentre sono portati a lemma autonomo tutti i superlativi con sovrappiù semantico (es.: fortissimo, pianissimo).
Sono stati lemmatizzati nella forma femminile solo quegli aggettivi che non presentino una corrispondente forma maschile.

Pronomi

I pronomi sono stati generalmente portati a lemma nella forma maschile; hanno la qualifica grammaticale “pron.” seguita da ulteriori specificazioni (es.: “pron.dimostr.”, “pron.pers.”).

Verbi

I verbi sono lemmatizzati nella forma dell’infinito.
Si segue la tradizionale suddivisione fra transitivi e intransitivi. I verbi sia transitivi sia intransitivi hanno in intestazione le due qualifiche grammaticali “v.intr. e tr.” o “v.tr. e intr.” a seconda dell’ordine delle accezioni. I verbi di uso generalmente transitivo (o intransitivo) con un’isolata accezione intransitiva (o, rispettivamente, transitiva), per lo più obsoleta o letteraria, hanno la qualifica grammaticale “v.tr., v.intr.” o, rispettivamente, “v.intr., v.tr.”
Nel caso di verbi intransitivi, la qualifica grammaticale è seguita dall’indicazione dell’ausiliare, in corsivo fra parentesi tonde, qualora questo sia comune a tutte le accezioni. Se un verbo transitivo ha una sola accezione intransitiva o se l’ausiliare non è lo stesso per tutte le accezioni, l’indicazione si trova in accezione e non in intestazione. Nel caso di doppio ausiliare si trovano indicati entrambi. L’apertura o chiusura delle vocali e e o toniche e l’accentazione sdrucciola sono state indicate sulla prima persona singolare dell’indicativo presente, riportata fra parentesi tonde, in corsivo, a inizio voce.
I verbi hanno di norma il rinvio al quadro di coniugazione o l’indicazione della coniugazione irregolare nella sezione grammatica.

- verbi procomplementari

Figurano a lemma alcuni verbi procomplementari dotati di un proprio significato non riconducibile al verbo principale o molto cristallizzato: avercela, cavarsela, fregarsene.
Hanno qualifica grammaticale “v.procompl.”, marca d’uso e l’indicazione della prima persona (quando necessaria). Di norma non hanno né datazione né etimologia perché sono considerati derivati del verbo non procomplementare corrispondente.
Hanno il rinvio al quadro del verbo non procomplementare, tenuto conto perù dell’eventuale differenza nell’uso dell’ausiliare.

- verbi pronominali

Sono stati considerati come verbi pronominali i verbi intransitivi propriamente pronominali, i transitivi che possono essere costruiti con un pronome riflessivo e i pronominali sia transitivi sia intransitivi. Di conseguenza le qualifiche sono “v.pronom.tr.”, “v.pronom. intr.” e “v.pronom.intr. e tr.” Nei verbi qualificati come pronominali non sono compresi i verbi che ammettano un uso etico, per es. leggersi un libro.
I verbi pronominali possono includere anche il caso particolare dell’uso reciproco. Tale uso è introdotto dalla formula “rec.” e puù dare luogo a una particolare accezione o essere segnalato nella definizione del pronominale.
Non sono a lemma autonomo le forme pronominali di verbi obsoleti, di cui si dà conto nella voce del verbo non pronominale corrispondente.
Hanno un rinvio secco alla forma non pronominale corrispondente alcuni casi di pronominali senza sovrappiù semantico, quelli cioè il cui uso pronominale è perfettamente ricostruibile a partire dalla forma non pronominale. Sono invece definiti autonomamente la maggior parte dei pronominali, in quanto dotati di sovrappiù semantico rispetto alla forma non pronominale o in quanto del tutto privi di una forma non pronominale corrispondente.

Avverbi

Questo Dizionario della lingua italiana registra a lemma autonomo anche gli avverbi in -mente che di solito in altri dizionari sono incassati sotto gli aggettivi da cui derivano.

Preposizioni e congiunzioni

Figurano a lemma sia le preposizioni semplici che le preposizioni articolate nelle diverse forme del maschile, femminile, singolare e plurale. Per la definizione le preposizioni articolate rinviano alla forma semplice, nella cui trattazione sono esemplificate anche tali forme.

Interiezioni e fonosimboli

Sono lemmatizzate come categorie separate le interiezioni (ah, ohi, ecc.), che esprimono stati d’animo del locutore e in tal modo possono qualificare il senso di interi enunciati o addirittura sostituirsi ad essi, e i fonosimboli (bum, ciuf, pam, ecc.) che, sfruttando le valenze simboliche attribuite dai parlanti a tali sequenze foniche, sono usati per designare fatti o oggetti per lo più di natura acustica.

Confissi

Il termine confisso indica un elemento semantico pieno che, in quella forma e con il suo specifico significato, non ha in genere esistenza come parola autonoma: ad es. ammino- in amminoacido, api- in apicoltura.
I confissi possono apparire sia nella prima sia nella seconda posizione di un composto o anche in posizione centrale se il composto è formato da più di due elementi pieni. I confissi che possono apparire sia nella prima sia nella seconda posizione sono lemmatizzati come segue:

esempio di raffigurazione grafica dei confissi

I confissi possono essere base di derivati e, quindi, un vocabolo costruito partendo da un confisso con un prefisso o un suffisso viene considerato un derivato.
Figurano a lemma anche i confissi che non entrano nella composizione di alcuna parola di questo Dizionario, in quanto considerati comunque produttivi nella formazione di parole della lingua italiana.

Prefissi e suffissi

Sono stati portati a lemma 94 prefissi e 257 suffissi italiani. Tendenzialmente non sono stati lemmatizzati i suffissi antichi e dialettali, in quanto considerati non produttivi nell’italiano contemporaneo: all’occorrenza sono stati comunque indicati nelle etimologie con le specificazioni del caso (“ant.”, “dial.”, ecc.). I suffissi femminili sono stati lemmatizzati solo in caso di differenze semantiche sostanziali rispetto al maschile, negli altri casi si rimanda al corrispondente suffisso maschile.

Participi passati

Sono stati lemmatizzati tutti i participi passati dei verbi a lemma (eccetto alcuni di basso uso e obsoleti). Se due o più participi passati si riferiscono a più verbi omografi, è stato creato un unico lemma con rinvio a tutti i verbi qualora i participi non siano definiti e abbiano le stesse qualifiche grammaticali.
Sono stati definiti:
  1. i participi passati che abbiano un uso aggettivale dotato di valore autonomo, qualificativo, o comunque differenziato rispetto al verbo corrispondente (rovinato, trascurato);
  2. i participi passati dotati di una valenza sostantivale (abitato, brasato).
I participi passati non definiti hanno un rinvio con freccia al verbo corrispondente.
I participi passati possono avere una sezione varianti e grammatica nonché le polirematiche; quelli che non hanno anche la qualifica di aggettivo non hanno rinvio al quadro grammaticale mentre quelli che sono anche aggettivi o sostantivi hanno il rinvio a quadri grammaticali distinti a seconda delle accezioni.

Participi presenti

Figurano come lemmi autonomi i participi presenti che siano:
  1. dotati di sovrappiù semantico aggettivale;
  2. molto cristallizzati nell’uso;
  3. dotati di una valenza sostantivale.
Non hanno etimologia perché considerati derivati dal verbo. Non hanno qualifica d’uso in intestazione ma nelle accezioni con sovrappiù semantico, alle quali si riferisce anche il quadro grammaticale.

Alterati

Sono stati lemmatizzati i soli alterati (in -ino, -one, -accio, ecc.) il cui significato non sia ricavabile dalla base della forma suffissata e quelli che hanno un uso più comune del lemma base.
Una caratteristica tipica dell’italiano è la possibilità di accompagnare ogni aggettivo e sostantivo con una estesa serie di suffissi diminutivi, vezzeggiativi, accrescitivi, peggiorativi e analogamente ogni verbo. Altri dizionari possono facilmente moltiplicare per tre, quattro, cinque il numero dei sostantivi e aggettivi: libraccio, libraccione, libretto, libriccino, libricciolo, libriciattolo, librino, librone, libruccio, ecc. Questo Dizionario lemmatizza con ogni cura e cerca di discriminare semanticamente tutti i possibili suffissi in questione, ma non prevede una sezione alterati al termine della voce. Figurano a lemma solo i sostantivi e gli aggettivi alterati dotati di sovrappiù semantico rispetto al significato derivabile dalla base e dal suffisso (es. libretto, ambientino) e alcuni verbi alterati consolidati dall’uso (es. leggiucchiare, scribacchiare).
Nella prima accezione viene indicato il tipo di alterazione (es. “accr.”, “dim.”, “spreg.”, ecc.) tramite un rinvio con freccia al sostantivo o aggettivo di base.

Passati remoti irregolari

Figurano a lemma tutte le forme irregolari del passato remoto ad eccezione dei verbi obsoleti e letterari; sono lemmatizzate alla prima persona singolare o alla terza nel caso dei verbi impersonali. Presentano un rinvio con freccia all’infinito (nella forma non pronominale e pronominale nel caso in cui questa esista).

Femminili di sostantivi animati

Sono lemmatizzati di norma i femminili dei sostantivi animati appartenenti al dizionario di base e comuni e di alcuni maschili di ambito tecnico-scientifico ma di grande diffusione. La definizione è sostituita da un semplice rinvio al maschile. Se sono dotati di un sovrappiù semantico rispetto al maschile, questo viene indicato in accezioni successive.

Esotismi

Rientrano nella categoria degli esotismi tutti quei vocaboli provenienti da lingue straniere che non si sono integrati nel sistema morfologico dell’italiano (come invece è avvenuto per tanti, da bianco, coraggio e gioia a pigiama o sentimentale). Si noti tuttavia che non sono generalmente registrati come esotismi i nomi di animali e piante, di unità di misura, di monete nazionali, considerati come termini internazionali.
Gli esotismi sono lemmatizzati, di norma, nella grafia della lingua d’origine (i sostantivi tedeschi, tuttavia, sono lemmatizzati con l’iniziale minuscola). In alcuni casi, come per l’arabo, ci si è attenuti alla grafia adattata di uso comune.
Nell’intestazione degli esotismi figura la marca d’uso con la specificazione della lingua di origine, seguita dalla trascrizione fonematica originale e all’occorrenza da quella adattata, tra barrette oblique, e da eventuali indicazioni relative all’appartenenza a un linguaggio tecnico-specialistico. L’accento tonico non è indicato sul lemma, ma è desumibile dalla trascrizione fonematica.
Sono indicati la categoria grammaticale e il genere con cui la parola è correntemente usata nella lingua italiana. Gli esotismi sono di norma qualificati come invariabili per il numero, tranne quando, anche in italiano, si sia diffuso l’uso del plurale della lingua d’origine (in tal caso esso viene riportato nella sezione grammatica).
Nell’etimologia viene riportata la data di prima attestazione del vocabolo in contesti italiani e possono essere date informazioni etimologiche relative alla lingua originale. Gli esotismi sono dotati anch’essi delle eventuali sezioni di sinonimi, contrari e varianti.

Sigle, abbreviazioni, simboli, acronimi

Diversamente da altri dizionari, sigle, abbreviazioni, simboli e acronimi sono stati qui inclusi nel lemmario generale, per maggior comodità di consultazione.

- sigle

Sono state considerate sigle tutte quelle abbreviazioni che vengono comunemente usate come nomi propri preceduti dall’articolo. Sono per esempio considerate tali: le abbreviazioni di associazioni, enti, partiti, ecc. (ACI, DC, ONU), le targhe automobilistiche ufficiali di province e di nazioni (BO, FE, TO), le abbreviazioni di ormoni, termini medici, ecc. (ECG, LTH).
Criteri orientativi per distinguere le sigle dalle abbreviazioni sono l’uso normale dell’articolo, valido per le prime ma non per le seconde, e la loro comune pronunciabilità autonoma.
Le sigle sono state registrate, di norma, in maiuscolo e senza punti.
Non hanno indicazione dell’accento; la marca d’uso è stata indicata solo quando si tratta di un esotismo; il loro scioglimento è in corsivo mentre ulteriori specificazioni o traduzioni sono in tondo. Nello scioglimento sono state scritte maiuscole le iniziali delle parole che rientrano nella composizione della sigla stessa (negli esotismi questo vale solo per lo scioglimento nella lingua d’origine).
Se un lemma è dotato di una sigla corrispondente, questa è stata riportata tra parentesi tonde alla fine della definizione; nel caso in cui vi sia più di un’accezione, la sigla è riportata alla fine dell’accezione corrispondente.
Alcuni lemmi di particolare rilievo e di forte valenza sostantivale (AIDS, DNA, TIR; i linguaggi informatici: ALGOL, BASIC, COBOL), pur avendo la configurazione propria delle sigle, sono stati trattati come sostantivi, recanti per lo più nell’etimologia l’indicazione “propr. sigla di ...”.

- abbreviazioni

Sono state considerate abbreviazioni prevalentemente quelle di parole appartenenti al linguaggio comune o a particolari ambiti non prettamente tecnici (non per es. la chimica, la fisica, ecc., per le quali invece sono stati individuati dei simboli). Sono nella maggior parte dei casi lemmatizzate con il punto e con lettere maiuscole e minuscole a seconda dell’uso; non presentano accento tonico e sono seguite dallo scioglimento in corsivo.
Le abbreviazioni di una parola a lemma sono riportate all’interno del lemma stesso tra parentesi tonde e, nel caso vi siano più accezioni, all’interno dell’accezione cui si riferiscono.

- simboli

Sono state tendenzialmente considerate simboli le abbreviazioni assunte a tale funzione in ambiti prettamente tecnici o scientifici, come ad es. le abbreviazioni di elementi e sostanze chimiche (Al, Cl, Na) e le abbreviazioni delle unità di misura (cm, dl, kg).
I simboli sono stati registrati prevalentemente senza punto e con lettere maiuscole e minuscole a seconda dell’uso. Non hanno accento; hanno la marca d’uso e lo scioglimento in tondo, preceduto da una virgola.
Se una forma abbreviata è comune a più simboli o abbreviazioni, non sono stati creati lemmi omografi ma un solo lemma in cui si è dato conto dei differenti scioglimenti.
Se un lemma è dotato di un simbolo corrispondente, questo è stato riportato alla fine della definizione tra parentesi tonde (preceduto dalla qualifica “simb.”) e, nel caso in cui vi sia più di un’accezione, alla fine dell’accezione corrispondente.

- acronimi

Sono stati considerati acronimi termini composti da una o più sillabe delle parole costitutive di una denominazione di ente, società e che conservano l’aspetto di un nome (Alitalia, Criminalpol, Italcable); possono essere lemmatizzati solo con l’iniziale maiuscola o tutti maiuscoli a seconda della grafia ufficiale (Confcommercio, EURATOM). Hanno lo scioglimento in corsivo e non presentano né accento tonico né sillabazione.
Alcuni acronimi sono stati trattati come sostantivi, in modo del tutto simile a quello adottato per le sigle.

Accorciamenti

Sono stati portati a lemma gli accorciamenti di uso comune più quelli relativi a termini del linguaggio tecnico-specialistico che abbiano una certa diffusione.
Gli accorciamenti hanno accentazione e sillabazione sul lemma, qualifica grammaticale e d’uso. Possono avere l’indicazione della prima datazione.
La definizione è costituita da un rinvio con freccia alla voce di cui il lemma costituisce l’accorciamento, talvolta preceduto da una specificazione di registro (“fam.”, “pop.”, “colloq.”, ecc.). Gli accorciamenti possono essere dotati della sezione polirematiche.

Lessemi complessi

Sono stati portati a lemma alcuni lessemi complessi, cioè espressioni polirematiche, costruite con lessemi semplici che non siano a lemma singolarmente: si tratta per lo più di taluni esotismi, locuzioni latine e poche altre locuzioni (ad es. pop artist, ad hoc, zig zag).



Il dizionario di italiano dalla a alla z
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