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  1. Introduzione
  2. Lemmatizzazione e criteri generali
  3. Struttura delle voci
  4. Sillabazione
  5. Qualifica grammaticale
  6. Marca d’uso
  7. Omografi
  8. Definizioni e accezioni
  9. Polirematiche

8. Definizioni e accezioni

Nella maggior parte dei casi, il significato dei lessemi si articola in gruppi diversificati di sensi, dunque in diverse “accezioni”. Alla diversificazione delle accezioni corrispondono definizioni contrassegnate ciascuna da un numero arabo. Le accezioni sono state ordinate, dove ciò non fosse troppo in contrasto con il loro uso, secondo un criterio cronologico, a partire da quella più antica. Ma in troppi casi ciò porterebbe a ordinamenti poco perspicui e perfino ingiustificabili. Seguendo rigidamente un criterio storico, in diversi casi l’accezione avvertita come basilare si troverebbe relegata assai avanti nella struttura della voce e preceduta da accezioni oggi non più in uso. In questi casi, il criterio della successione cronologica delle accezioni è stato abbandonato a favore di un ordinamento che privilegia ai primi posti le accezioni avvertite come più importanti e frequenti nell’uso.
L’illustrazione dei significati, in particolare dove questi siano di uso comune, è spesso arricchita da frasi esemplificative, che mirano a collocare il lemma nei contesti abituali in cui compare e a indicarne le forme e le costruzioni più frequenti con le relative reggenze.
Le definizioni dei significati e delle accezioni mirano a unire la semplicità definitoria con una certa essenzialità.
Tutte le parole utilizzate nelle definizioni compaiono tendenzialmente a lemma; possono fare eccezione alcuni tra i raggruppamenti tassonomici.
Nel caso di termini appartenenti a linguaggi tecnico-specialistici, in cui, a differenza dell’uso comune non tecnico, vi sono sinonimie perfette, la definizione è data sotto un solo termine, mentre per gli altri sinonimi essa è sostituita da un semplice rinvio con freccia a quello definito (essi sono poi, naturalmente, riportati nella sezione sinonimi relativa).
Alcuni vocaboli sono usati soltanto all’interno di determinate espressioni e non circolano fuori dell’uso polirematico. In questi casi la definizione è sostituita dalla formula “solo nella/nelle loc.” seguita da un rinvio con freccia alle locuzioni polirematiche in cui è usato il vocabolo.
biz|zèf|fe
avv.
CO solo nella loc. ⇒a bizzeffe

Polirematiche
a bizzeffe loc.avv. CO in gran quantità: aver soldi a b.
Sempre all’inizio dell’accezione vengono collocate indicazioni di registro (“scherz.”, “iron.”, ecc.) o altre specificazioni necessarie (“fig.”, “estens.”, “ster.”, ecc.). In particolare “ster.” qualifica accezioni in cui si sedimentano stereotipi (xenofobici, campanilistici, sessisti, ecc.) che ancora possono affiorare in usi poco sorvegliati.
Si sono inoltre individuate delle tipologie di voci (per es. termini tassonomici, nomi di popolazioni, congregazioni religiose, ecc.) per la cui definizione si è adottato uno schema fisso, che permette di organizzare le informazioni in modo che possano essere identificate nel modo più immediato e agevole.
Una particolare attenzione è stata posta nella trattazione dei nomi di piante e animali molto conosciuti, in cui si è preferito indicare anzitutto i tratti legati all’esperienza comune rispetto a quelli legati alla posizione nella tassonomia scientifica. Pertanto in definizione è stata prima indicata l’accezione comune, quindi quella scientifica, infine eventuali usi figurati, come si può notare per esempio nella voce seguente:
1af|fón|do
s.m.
TS sport
1 nella scherma: movimento con cui si cerca di vibrare un colpo all’avversario, eseguito piegandosi in avanti e portando innanzi il braccio armato e il piede corrispondente: fare un a.
2 nel pugilato: diretto inferto con violenza e improvvisamente
3 nella ginnastica: spostamento in avanti appoggiandosi su una gamba piegata
4 nel calcio: veloce attacco in profondità
5 nella corsa: allungo
Seguendo questo criterio, nel caso in cui piante e animali avessero più di una denominazione, si è cercato, di norma, di mettere la definizione sotto il termine più conosciuto, aggiungendo talvolta nella sezione sinonimi anche vocaboli regionali e dialettali.
Per termini più strettamente tassonomici, quelli cioè riguardanti specifiche categorie come famiglia, ordine, classe, ecc., si è introdotta una significativa distinzione rispetto alle altre fonti lessicali o scientifiche: la scelta di lemmatizzare la voce al singolare, per sottolineare anche in questo caso l’importanza concreta del singolo individuo e meno la valenza collettiva del raggruppamento astratto.
È importante precisare che, mentre si è mantenuta la stessa rigorosa struttura e gerarchia tassonomica del Grande dizionario italiano dell’uso, non è stato possibile, date le dimensioni della presente opera, registrare tutti i raggruppamenti di appartenenza dei vari generi e specie come lemmi a loro volta definiti. Per comodità del lettore e per non stravolgere una struttura articolata e coerente come quella tassonomica, si sono realizzate delle tavole complessive riportate nel fascicolo allegato, in cui sono inclusi tutti i raggruppamenti tassonomici menzionati nelle voci.


Il dizionario di italiano dalla a alla z
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