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  1. Introduzione
  2. Lemmatizzazione e criteri generali
  3. Struttura delle voci
  4. Sillabazione
  5. Qualifica grammaticale
  6. Marca d’uso
  7. Omografi
  8. Definizioni e accezioni
  9. Polirematiche

6. Marca d’uso

La marca d’uso, stampata in rosso maiuscolo, compare nell’intestazione del lemma dopo la qualifica grammaticale se vi è un’unica accezione, se vale per accezioni successive o per tutte le accezioni; viene invece specificata per ogni accezione qualora cambi.
ar|bi|tràg|gio
s.m.
1 CO l’arbitrare una competizione, spec. sportiva: è stato un pessimo, un corretto a. | BU il giudicare in casi dubbi, in controversie amichevoli
2 TS dir., incarico affidato a terzi per determinare un elemento del negozio giuridico
3 TS fin., operazione combinata di acquisto e vendita di merci, titoli o valuta, fondata sulle differenze di prezzo su piazze diverse
La marca d’uso compare anche nei sottolemmi polirematici.
Si identificano le seguenti marche d’uso.
FO: fondamentale; tra i lemmi principali, sono così marcati i vocaboli di altissima frequenza, le cui occorrenze costituiscono circa il 90% delle occorrenze lessicali nell’insieme di tutti i testi scritti o discorsi parlati;
AU: di alto uso; sono così marcati i vocaboli di alta frequenza, le cui occorrenze costituiscono un altro 6% circa delle occorrenze lessicali nell’insieme di tutti i testi scritti o discorsi parlati;
AD: di alta disponibilità; sono così marcati i vocaboli, relativamente rari nel parlare o scrivere, ma tutti ben noti perché legati ad atti e oggetti di grande rilevanza nella vita quotidiana (alluce, batuffolo, carrozzeria, dogana, ecc.).
I vocaboli fondamentali, di alto uso e di alta disponibilità (quest’ultimo è il gruppo più esposto al variare della cultura materiale e richiede aggiornamenti relativamente frequenti) costituiscono nell’insieme il “vocabolario di base”. Seguono altre marche d’uso:
CO: comune; sono così marcati i vocaboli che sono usati e compresi indipendentemente dalla professione o mestiere che si esercita o dalla collocazione regionale e che sono generalmente noti a chiunque abbia un livello mediosuperiore di istruzione;
TS: tecnico-specialistico; sono così marcati vocaboli legati a un uso marcatamente o esclusivamente tecnico o scientifico e noti soprattutto in rapporto a particolari attività, tecnologie, scienze;
LE: di uso solo letterario; sono vocaboli usati nei testi canonici della tradizione letteraria e noti a chi ha più dimestichezza con essa. Si considerano canonici i seguenti autori dal Trecento al primo Novecento: Dante, Petrarca, Boccaccio, Poliziano, Ariosto, Tasso, Machiavelli, Parini, Foscolo, Leopardi, Manzoni, Carducci, Pascoli, D’Annunzio, Croce;
RE: regionale; sono vocaboli, in parte, ma non necessariamente, di provenienza dialettale, usati soprattutto in una delle varietà regionali dell’italiano, specificate di seguito in forma abbreviata;
DI: dialettale; sono così marcati vocaboli avvertiti come dialettali e circolanti in quanto tali in testi e discorsi italiani, con indicazione abbreviata del dialetto;
ES: esotismo; sono così marcati vocaboli avvertiti come stranieri, fonologicamente non adattati e non inseriti nella morfologia italiana, con indicazione abbreviata della lingua d’origine;
BU: di basso uso; sono così marcati vocaboli rari, tuttavia circolanti ancora con qualche frequenza in testi e discorsi del Novecento;
OB: obsoleto; sono così marcati vocaboli obsoleti e tuttavia presenti in vocabolari molto diffusi.
Un sintetico scioglimento delle marche d’uso è riprodotto nel margine superiore di ogni pagina.
La marca TS è seguita dalla specificazione, in genere abbreviata, dell’ambito specialistico al quale si riferisce (es. med., mus., arte, ecc.); se un vocabolo è usato in più ambiti tecnico­specialistici, alla marca si fanno seguire le diverse specificazioni, separate tra loro da una virgola (es. med., farm.).
Se un vocabolo appartiene a una fase della storia passata di una tecnica o di una disciplina, l’abbreviazione dell’ambito è preceduta da “st.” (= storia): per es. “st.ling.” (= storia della linguistica), “st.med.” (= storia della medicina).
Per vocaboli che sono termini di discipline quali la botanica, la zoologia, l’ittiologia, l’ornitologia e l’entomologia, ma non identificano una categoria tassonomica e rappresentano la denominazione di una specie animale o vegetale, all’etichetta specialistica è stata aggiunta l’abbreviazione “com.”, per indicare che tale termine può avere una certa diffusione anche nel linguaggio comune, per es. “bot.com.” (= termine comune di botanica), “zool.com.” (= termine comune di zoologia).
a|bé|te
s.m.
1 AD albero sempreverde ad alto fusto, resinoso e con caratteristica chioma piramidale | TS bot.com., nome comune di alcune piante della famiglia delle Pinacee | TS fal., il legno di tali piante, spec. dell’abete bianco e di quello rosso
2 TS bot., pianta del genere Abete | con iniz. maiusc., genere della famiglia delle Pinacee, comprendente una quarantina di specie dell’emisfero boreale

Varianti: abeto
Il dizionario di italiano dalla a alla z
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